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Bilancio dopo gli esiti elettorali e proposte Radicali di lotta per l'alternativa democratica
Sintesi della conferenza stampa di Marco Pannella e Emma Bonino
31 marzo 2010
«Cosa non ha funzionato nel Lazio?» chiede Alessandra Longo di Repubblica.
«In priorità assolutamente questo», risponde Emma Bonino indicando il dossier sulle presenze nei telegiornali di Silvio Berlusconi nell'ultimo mese, e in particolare nell'ultima settimana di campagna.
«Solo questo?», insiste la giornalista di Repubblica.
«Principalmente. Io non avevo di fronte la Polverini, avevo di fronte tutt'altri, a un certo punto un'alleanza Bagnasco-Berlusconi, che è del tutto legittima se uno avesse anche altrettanta possibilità di rispondere, invece è stata a senso unico senza possibilità di contraddittorio. Il dramma non è solo la quantità del minutaggio, ma che è stata appunto a senso unico». Emma Bonino continua a confutare le interpretazioni del voto che vanno per la maggiore, come quella per cui ha vinto chi ha avuto maggiore contatto con il territorio. «Per quanto mi riguarda non è un problema se non ho fatto le province, che peraltro ho fatto, è che quando hai di fronte questa Santa Barbara puoi andare a Rocca Cannuccia o ovunque ma non cambia assolutamente niente».
I dati del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva distribuiti in conferenza stampa parlano chiaro. Negli interventi in voce dell'ultima settimana, sul totale degli interventi politici, Berlusconi ha occupato il 22,7% del TG1, il 17.3% del TG2, il 15.7% del TG3, il 73.65% del TG4, il 39% del tg5, e l'85.3% di Studio Aperto.
«Perfino l'Autorità garante, il giovedì prima delle elezioni – ricorda Bonino – ha emesso due richiami ai tg, peraltro relative al periodo precedente al 26 marzo. Aveva già notato uno squilibrio e lo aveva sanzionato».
«Ma vi pare possibile – si è chiesto Pannella - che di fronte a questi dati, l'altro giorno, ci siamo trovati con 3 radicali a occupare la sede della RAI, in una Roma dove i comunicati erano tutti più scandalizzati dei nostri? E si continua a non dare corpo letteralmente tra i dirigenti politici alle lotte per la legalità?»
Venendo poi al Partito democratico, Emma Bonino ha puntualizzato che «per quanto riguarda parti e settori del Pd, che non fossero entusiasti non è una novità, si sono espressi continuamente. Immagino che chi non fosse troppo entusiasta non si sia speso molto. Io ho lavorato invece con il comitato in modo molto molto intenso e scoperto una militanza del Partito democratico di grandissima passione politica».
Tornando alla valutazione dell'esito elettorale nel Lazio, Marco Pannella ha ribadito la sua valutazione sulla sproporzione delle forze in campo: «Vogliamo o no tenere presente, nel valutare gli esiti elettorali, che per far fuori la Bonino, anche se c'era la Renata candidata di Ballarò, si sono mossi uno Stato, la città del Vaticano, e il presidente del Consiglio ufficialmente? Ma quando mai accade una cosa del genere? Lo dico a chi fa le analisi delle sconfitte. E' una vittoria infondo».
La lettura del voto radicale è quindi ancora una volta incentrata sulla questione della legalità e dell'assenza di stato di diritto.
«Guardando le analisi del voto – afferma in apertura di conferenza stampa Emma Bonino – a me pare che sia in modo così lampante, così evidente e così preoccupante che la parte di democrazia, stato di diritto, legalità, come preoccupazione o occupazione politica sia già completamente sparita, come se fossero state elezioni normali o nel rispetto della legalità. Come è evidente non è così, non è stato così. E non solamente per la parte della presentazione o della non presentazione del Pdl a Roma, ma a costo di sembravi ripetitiva, sento la responsabilità di ridire ancora una volta che anche solo prendendo questi ultimi mesi, l'intero processo elettorale e pre-elettorale è stato completamente illegale. L'intera legge elettorale per quanto riguarda la presentazione delle liste è stata violata dai comuni, dagli autenticatori, e dal servizio pubblico Rai, il che ha costretto alle liste Bonino-Pannella, ma non solo a loro, di non essere presenti in regioni importanti, non per non volere degli elettori, ma per preclusione dovute a illegalità. Il che significa che dei cittadini sono stati preclusi dal loro diritto ipotetico di voto. Ribadisco che alle elezioni europee in Lombardia la lista Bonino-Pannella ha preso 150 mila voti, e personalmente ho preso più voti di Bossi. In queste elezioni questi 150 mila cittadini non hanno potuto esprimere il proprio voto».
«La preoccupazione più forte che io sento e noi sentiamo è questa, anche perché non riguarda solo il processo elettorale, ma attraversa l'intero ordinamento italiano. Basta aprire le cronache di questi giorni, che vanno dagli appalti a tutti i settori economici, per non parlare della giustizia o malagiustizia, del sistema carcerario. Rimane una denuncia puntualmente documentata che si è accompagnata all'altrettanto puntuale documentazione dell'utilizzo illegale del servizio pubblico televisivo».
«Per quanto ci riguarda tutte le nostre forze, energie, capacità di iniziativa, intenzioni politiche, saranno dedicate a questo tema a cui non desisteremo, che è quello della democrazia, dello stato di diritto e della legalità nel nostro paese. Qualunque politica, anche la migliore nei suoi contenuti, senza questa lotta finirà per sbriciolarsi.
Pensiamo che questo sia il tema, nelle sue declinazioni, del confronto e dell'interlocuzione con il partito democratico. Spero che questa esigenza che ho sentito nascere durante questa campagna non solo non venga dispersa, ma cresca»
Un auspicio fatto proprio anche da Pannella che aggiunge: «Entro un mese o due occorre che se ci siano azioni da fare con il Pd, essere in due o trecento, in modo organizzato come la nonviolenza richiede, per fare tempestivamente le visite in carcere, le denunce, per non essere gli unici a coinvolgere in modo ragionevole la giustizia e la giurisdizione internazionale».
Il leader radicale incalza poi il premier.
«Voglio conoscere la politica esterna di questo governo. Voglio chiedere conto a Berlusconi della scelta di proporre come ministro degli esteri di mezzo miliardo di europei Massimo D'Alema, il comunista. E subita questa sconfitta a livello europeo, subito nomina lo stesso D'Alema presidente della Commissione di vigilanza sui servizi segreti, che tutti noi sappiamo costituiscono una struttura di riserva della politica estera di un paese».
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