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Chi di firme ferisce, di firme persice
Inviato da Diego Galli il 1 marzo 2010 - 6:47pm

Lo avevamo denunciato in tutti i modi. Tutta la procedura elettorale è falsata da regole discriminatorie che obbligano soltanto alcuni a raccogliere le firme, e dalla non applicazione sistematica delle leggi in vigore.
Comuni che non informano i cittadini della possibilità di firmare presso i loro uffici le liste candidate. Autenticatori non informati della funzione pubblica che gli assegna la legge, e resi indisponibili ai partiti privi di schiere di consigliere comunali e provinciali. Assenza totale di informazione al cittadino da parte della Rai sulla possibilità di sottoscrivere le liste elettorali.
I partiti sono abituati a raccogliere le firme in modo illegale, riempiendo i moduli con i nomi dei propri iscritti, potendo contare su complicità e un sistema di illegalità diffusa. E' di oggi la notizia che a Padova «anche tre persone decedute sarebbero state inserite tra i sottoscrittori della lista provinciale del Pdl per le elezioni regionali che come tutte le altre viene depositata negli appositi uffici elettorali».
Solo che a volte chi si sente troppo sicuro di scamparla sempre, a volte commette degli errori. Disabituati al fatto che esistono delle leggi che valgono per i partiti minori tanto quanto per i grossi, si sono trovati a commettere errori grossolani che hanno portato all'esclusione delle loro liste dalla competizione elettorale nel Lazio e in Lombardia.
La Polverini dice: "la burocrazia non può battere la democrazia". Si chiama burocrazia la legge quando una volta tanto deve essere rispettata anche da loro. Si chiama democrazia quando esclude le candidature scomode e costringe Emma Bonino a uno sciopero della sete per denunciare una serie di illegalità che hanno di fatto impedito alla lista Bonino Pannella di essere presente nella maggior parte delle regioni in cui si voterà il 28 marzo.
Ecco cosa è accaduto?
- in Lombardia i radicali hanno presentato un ricorso per l'irregolarità nella raccolta delle firme sul listino del candidato presidente Formigoni "Per la Lombardia". A seguito della denuncia radicale, la Corte d'appello del Tribunale di Milano ha riscontrato l'irregolare autenticazione di 514 firme. Il listino di Formigoni senza quelle firme non raggiunge il numero di sottoscrizioni richieste, e per il sistema elettorale regionale il candidato presidente e le liste collegate non possono candidarsi alle elezioni
- nel Lazio il rappresentante del Pdl, Alfredo Milioni è arrivato dopo la scadenza delle 12 fissata per la presentazione delle liste. Era entrato prima, ma poi si è assentato, per poi tornare quando ormai la scadenza era passata. Le cronache dei giornali dicono che «ha lasciato l'edificio del Tribunale forse per andare a mangiare un panino o, forse, per cancellare qualche nome dalle liste che stava per presentare su indicazioni, pare, venute molto dall'alto». Lui fornisce versioni contrastanti a distanza di pochi minuti. Il militante radicale Diego Sabatinelli si è sdraiato per terra per impedire che fosse commessa un'irregolarità cosentendo il deposito fuori tempo massimo. La lista non risulta quindi depositata entro i termini stabiliti.
Come radicali siamo costretti a partecipare alle elezioni non solo per svolgere la campagna elettorale come gli altri, ma per denunciare l'illegalità e l'assenza di democrazia che caratterizza il nostra paese. E' la storia del partito del diritto, contro il sitema partitocratico fondato sull'illegalità.
Dall'intervista del Corriere della Sera ad Alfrendo Milioni:
Allora è andato fuori per apportare qualche modifica alla documentazione?
«Modificare, lei dice...».
Per aggiungere, o cancellare, qualche nome.
«Beh».
Sì o no?
«No, questo no».
Sicuro?
«Sicuro».
Dica la verità.
«Lo giuro, lo giuro! Non volevo apportare modifiche. Mi deve credere, capito?».
Va bene, stia calmo. Questo però significa che è davvero andato a mangiarsi un panino.
«Sì... ecco, sì: sono andato a mangiarmi una panino. Non mi pare grave, no?».
Quindi è vero: lei ha lasciato l’aula per andare al bar.
«Io? A mangiare?».
In conferenza stampa, la Polverini ha fornito una ricostruzione dei fatti un poco diversa.
«No, cioè... io, a mangiare: ma chi l’ha detto?».
Lei, adesso.
«Macché. Senta, io sono molto confuso...».
La conferenza stampa di Renata Polverini è finita da pochi minuti; Alfredo Milioni sta parlando a capo chino, le mani tremanti, lo sguardo lucido. All’improvviso, dal palchetto, rimbomba giù una voce roca, dura: «Stai zitto! Milioni devi stare zitto, muto: hai capito?». Milioni fa appena in tempo a farfugliare ancora qualcosa, poi viene letteralmente sollevato dal pavimento da un signore muscoloso che, con modi spicci, lo infila dentro una stanza. L’invito a tacere gli era stato rivolto da Alfredo Pallone, parlamentare europeo e vicecoordinatore regionale del Pdl nel Lazio. «Sono stato un po’ brusco, lo so. Ma Milioni, dopo quello che è accaduto, non è lucido. La situazione è delicatissima e lui può straparlare. Ieri, quando ha capito cosa era successo, mi ha detto: "Io mi suicido". Sta messo così, poveraccio, e c’è da capirlo, credo. Dopo quello che ha combinato...»).
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