La città di Roma, croce e delizia del Lazio
“Il Lazio è Roma, o quantomeno il Lazio è poca cosa al di fuori di Roma”? Considerando il territorio, la popolazione e la realtà produttiva come un insieme di relazioni dinamiche, il giudizio va ridimensionato: il Lazio non può fare a meno di Roma, ma vale soprattutto il viceversa. È Roma a non poter fare a meno del territorio che la circonda anche oltre i confini regionali
Cosa mette a disposizione questo territorio?
- forza lavoro e serbatoi demografici;
- logistica per l’approvvigionamento;
- territorio (ancora) non consumato dall’inurbazione e qualità ambientale.
Roma ripaga con reddito e occupazione ma il territorio circostante sopporta dei costi riconducibili alla congestione dovuta alle esigenze di servizio della Capitale: traffico, sopravvalutazione immobiliare, disordine urbanistico, inquinamento, inefficienza amministrativa, i classici costi dell’inurbazione moderna e post-moderna.
Tra Roma e Lazio esiste però uno squilibrio che deriva da un puzzle amministrativo poco logico e poco efficiente. Il nodo irrisolto è quello dell’Area Metropolitana di cui si dibatte da tempo senza risultati. Due i modelli contrapposti:
- superare l’attuale compresenza di Comune e Provincia, disegnando una “Grande Roma”, cui riconoscere uno status politico-amministrativo di livello pari a quello regionale (una specie di District of Columbia);
- insistere su “Roma Capitale”, modello basato sul riconoscimento di fondi e poteri speciali, di tipo commissariale, in capo al Sindaco di Roma, per la gestione di competenze ordinarie e straordinarie.
Il secondo modello, attualmente utilizzato, crea tensione tra la città di Roma e territori circostanti.
Roma non può fare a meno del Lazio in special modo rispetto alla gestione e risoluzione di alcuni problemi:
l’offerta dei servizi pubblici locali (energia, acqua, trasporti);
le politiche di sviluppo (politiche industriali e infrastrutturali);
le politiche sociali (sanità, scuola e formazione, assistenza);
la gestione del ciclo dei rifiuti e la qualità ambientale in genere.
Una questione di (ri) equilibrio
I “Fondi per Roma Capitale” sono riconosciuti in base all’assunto – corretto – che Roma, in quanto Capitale d’Italia, assume su di sé i costi di una serie di servizi resi a tutta la Nazione. Roma sarebbe “usata” più di quanto farebbero solamente i suoi cittadini. Ma se il peso di Roma si riverbera oltre i confini amministrativi del Comune, non si vede perché la titolarità di tali fondi e poteri speciali debba essere limitata al solo Sindaco.
Alla Regione va riconosciuto un ruolo soprattutto a fini perequativi. La disparità di risorse, ma anche semplicemente di visibilità e ruolo politico, è fortemente patita nelle altre province laziali. La mancanza di una gestione perequativa, basata su un’ottica di area vasta, fa aumentare artificialmente il peso gravitazionale di Roma, comportando gravi inefficienze e ritardi.
Alcune aree regionali sono – e si sentono – drammaticamente periferiche
(il Sud-Pontino, il reatino oltre Rieti, stretto tra l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo, la Tuscia viterbese, la zona Tiburtino-Sublacense, la Ciociaria interna, Sora e la valle del Liri. E se ne potrebbero aggiungere altre)
Per queste aree occorre rilanciare il ruolo perequativo della Regione che la passata amministrazione ha già cominciato a esercitare, in alcuni casi molto bene. Bisogna continuare e migliorare. L’attenzione va soprattutto ai seguenti settori di attività:
- pianificazione territoriale, assetti urbanistici, gestione delle risorse ambientali e prevenzione dei rischi (idrogeologico, sismico, energia, rifuti, ecc.);
- sviluppo turistico, marketing territoriale, valorizzazione dei beni culturali e ambientali:
- politiche industriali e di sviluppo fortemente territorializzate, declinate secondo i territori più che per settori ;
- infrastrutturazione locale e presidio sociale del territorio, sia per la parte direttamente pubblica (collegamenti, reti, servizi pubblici), sia per la parte del privato sociale (associazioni, volontariato, no-profit) da sostenere economicamente e organizzativamente.