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Milano Radicalmente nuova

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Negato il diritto di voto ai disabili e detenuti. Maroni: “non ci sono soldi”

18 marzo 2010

“Fra le tante illegalità della campagna elettorale delle regionali, c'è anche quella della negazione del diritto di voto costituzionalmente garantito a disabili gravissimi che non sono in grado di allontanarsi dalla loro abitazione e dei detenuti in custodia cautelare (oltre il 50% del totale) e quelli condannati in via definitiva per reati sentenziati come non ostativi”. Lo denuncia Rita Bernardini, membro radicale della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
 
Sin da febbraio scorso i deputati della delegazione radicale all'interno del Gruppo del Pd hanno presentato due distinte interrogazioni al Ministro dell'Interno, chiedendogli da una parte di fornire i dati del numero dei disabili gravissimi ammessi al voto domiciliare dal 2006 alle europee del 2009 e dall'altra quello dei detenuti che avevano potuto votare nel seggio istituito presso il carcere ospitante. L'esponente radicale spiega che "nelle due interrogazioni si chiedeva al Governo di predisporre tutto per tempo affinché il diritto previsto dalla costituzione e da precise leggi fosse effettivamente fruibile, visto che intoppi burocratici avevano impedito il voto a migliaia di persone in tutta Italia. Grazie all'intervento del gruppo del Pd l'interrogazione sul voto dei disabili è stata oggi richiamata urgentemente in commissione, ma il Ministero dell'Interno non ha fornito risposte perché non ci sono i soldi necessari a garantire i seggi volanti a domicilio".
 
Diverso, e più grave delle volte precedenti, è il diritto negato ai detenuti. “Essendo saltata con il sovraffollamento carcerario la regionalizzazione della pena – ha spiegata Bernardini –, sono infatti decine di migliaia i carcerati che scontano la detenzione in una regione diversa da quella di residenza e questo comporta l'impossibilità tecnica di voto perché la scheda per esprimere il voto, diversa regione per regione, non giungerà mai nei seggi allestiti presso gli istituti penitenziari”. 

 


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