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Milano Radicalmente nuova

Milano Radicalmente nuova

La legalità è democrazia

Diego Sabatinelli

Silvio Berlusconi ricostruisce l'intera vicenda dell'esclusione della lista del Pdl a Roma così: «non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e funzionari (...) gli è stato impedito, dai radicali sdraiati per terra, di tornare alla documentazione lasciata dietro la porta della cancelleria».

Anche in occasione di questa campagna elettorale, abbiamo dimostrato di saper costringere il sistema politico a confrontarsi con la legalità, ad esempio sulla questione della presentazione delle liste.

La partitocrazia ha violato spudoratamente tutte le procedure, commettendo ogni tipo di illegalità e irregolarità, come è stato accertato anche dalla magistratura, solo grazie alle nostre denunce e ai nostri controlli. Quando finalmente la verità è venuta a galla, sia pure solo in Lazio e in Lombardia, il governo ha pensato di “sanare” le malefatte dei suoi sodali di Roma e Milano: dopo tante leggi “ad personam”, abbiamo avuto un decreto “ad listam”.

Per giustificare tutto questo, hanno cercato di diffondere la menzogna dei Radicali che avrebbero “aggredito” i rappresentanti del Pdl. I Radicali violenti, l’ultima barzelletta di Berlusconi! Talmente comica che Roberto Benigni ci ha costruito il suo sketch a Rai per una notte.

Come ha detto Emma Bonino, le irregolarità di questa campagna elettorale sono una metafora dell’illegalità che attanaglia l’intera vita civile e sociale del Paese.

Ma illegalità significa anche dissesto e devastazione del territorio, che da decenni denunciamo praticamente isolati. Illegalità significa appalti truccati, lottizzazione della sanità da parte dei partiti, una giustizia che impiega anni per portare a termine i processi.

E infatti senza legalità non c’è democrazia. In nessun aspetto come in quello dell'informazione questo appare più evidente.

Il regolamento approvato dalla Commissione di vigilanza Rai su proposta del deputato radicale Marco Beltrandi è stato utilizzato come pretesto per oscurare i talk show, quando imponeva semplicemente, e per la prima volta, la parità di spazi per tutti i candidati, secondo quanto prevede la legge sulla par condicio.

Abbiamo denunciato, nelle ultime ore prima del silenzio elettorale, il tentativo eversivo di Berlusconi di occupare ogni spazio di comunicazione. Nelle edizioni principali dei telegiornali degli ultimi 4 giorni (dal 21 al 24 marzo) Silvio Berlusconi ha occupato da solo il 22,2% del tempo di parola del TG1, il 21,8% del TG2, il 16,6% del TG3,il 56,8% del TG4, il 28% del TG5, l’81% di STUDIO APERTO.

Ci siamo anche battuti contro la negazione del diritto di voto ai disabili e detenuti in queste elezioni, dovuta alle negligenze del ministero dell’interno. Una campagna storica dei radicali condotta in passato con la leadership di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby.


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