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Milano Radicalmente nuova

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Regionali 2010

Simbolo Lista Emma Bonino - Marco Pannella

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Piemonte  Toscana  Lazio

Puglia   Calabria  Campania

 

Come si vota il 28 e 29 Marzo

Il 28 e 29 marzo si vota in tredici Regioni italiane, tutte a statuto ordinario, per eleggere il nuovo consiglio regionale e, contestualmente, il presidente di Regione. In Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia Basilicata e Calabria è possibile votare dalle ore 08.00 alle ore 22.00 di domenica 28 marzo e dalle ore 7.00 alle ore 15 di lunedì 29 marzo 2010. Negli stessi giorni saranno chiamati al voto gli elettori di quattro Province e quelli di molti Comuni.

Modalità

La Legge Tatarella prevede l'elezione diretta e congiunta del Presidente della Regione e del consiglio regionale. Strutturata su un turno unico di votazioni, pone in essere un sistema elettorale misto che attribuisce l'80% dei seggi consiliari con un meccanismo proporzionale con voto di preferenza, e il 20& con un metodo maggioritario plurinominale. La scheda elettorale è unica e comprende sia i candidati alla presidenza sia le liste provinciali. L'elettore può esprimere due voti, uno per un candidato presidente ed uno per una lista provinciale, oppure solo un voto per un candidato presidente. Se l'elettore esprime solo un voto per una lista provinciale, un ulteriore voto viene attribuito automaticamente al candidato presidente ad essa collegato. È ammesso il voto disgiunto.

Calabria, Puglia e Toscana

La novità introdotta dal «Tatarellum» sono invece i listini regionali, cui vengono riservati un quinto dei seggi consiliari. La Calabria ha abolito il listino regionale. La Puglia ha abrogato il listino regionale bloccato, sostituendolo con un premio di maggioranza da calcolarsi solo fra le liste vincitrici e all'interno del collegio unico regionale. La normativa pugliese ha anche disposto l'introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. La Toscana non prevede più listini ma un complicato meccanismo di candidati regionali e provinciali, alza al 45% la soglia di voti necessari per ottenere il 60% dei seggi, introduce una soglia di garanzia delle minoranze che non possono scendere sotto il 35% anche se ricevano meno voti, abolito il voto di preferenza, introduce un sistema di sbarramento variabile a seconda del collegamento in coalizione.